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31 gennaio 2018
Ok all’avviso di accertamento basato su presunzioni se all’origine c’è un’omessa dichiarazione
Con l’ordinanza 2168/2018, la Cassazione ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento.
Omessa dichiarazione, sì all’accertamento basato su presunzioni prive dei caratteri di gravità, precisione e concordanza: lo sostengono i giudici della Suprema Corte con l’ordinanza 2168/2018.

Il caso originava da un’omessa dichiarazione cui era seguito un avviso di accertamento per IVA, IRPEF ed IRAP. Secondo gli Ermellini del Palazzaccio, ben poteva il Fisco agire basandosi su presunzioni prive dei caratteri di precisione, gravità e concordanza. «Avendo l’amministrazione finanziaria compiutamente, ab origine e con sufficiente grado d’intelligibilità indicato i presupposti di fatto e di diritto, sui quali l’accertamento è fondato (accertamento d’ufficio in assenza di dichiarazione del reddito di impresa ed incidenza dei costi sui presumibili ricavi, desunti dagli studi di settore) l’atto impositivo rispetta il requisito motivazionale […] avendo compiutamente posto il contribuente in condizione di far valere in modo non difficoltoso in giudizio le proprie difese, a fronte di quanto contestato con l’accertamento d’ufficio».
 

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